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Pesca - SharkFishingTeamSiderno

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Shark Fishing
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Pesca da riva SurfCasting
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Surf Casting
Il Surfcasting è una tecnica di pesca che si effettua dalla riva (dalla traduzione lancio sull’onda),
con canne molto robuste per poter lanciare a distanze molto lunghe. Il Surf Casting ha un origine
oceanica, ovvero veniva effettuata nell’oceano sfruttando il moto delle maree così da essere
favoriti durante lo smuoversi dei fondali, durante il turbinio delle correnti delle maree.
Nel mediterraneo questo processo è ridotto,  quindi il potere delle maree è meno consistente,
ma il surf casting ha trovato un buon impiego per tutte le prede, sia grufolatori che predatori
che durante le maree si aggirano sotto i fondali. Con questa tecnica potrai pescare seppie e altri
cefalopodi, spigole, orate.
Attrezzatura da  surf casting
Le canne da serf casting sono molto robuste, capaci di lanciare montature molto pesanti, piombi dai 100g in sù ed esche molto voluminose. La lunghezza della canna varia dai 4 ai 5 metri per poter  portare la lenza al di sopra delle onde e avrà un azione di punta per poter assecondare meglio il moto ondoso del mare e poter distinguere meglio le abboccate.Come prima esperienza consiglio sempre delle canne intermedie, cioè lunghezza 4,5 metri con capacità di lancio dai 100 ai 200 grammi.
I mulinelli da impiegare dovranno avere una grande capacità di filo, dai 300 ai 400 metri, e molta affidabilità. Le condizioni meteo e la salsedine potrebbero rovinarlo ed essere abbandonati sul più bello. la grande capacità di filo vi permetterà di tenere a bada anche una grande preda che che cercherà di prendere il largo velocemente.
I piombi saranno scelti in base alle condizioni del mare, ce ne sono di vari tipi e forma per ogni esigenza.
Le grammature andranno dai 100 grammi in sù.
Le montature semplici sono sempre le più efficaci, specialmente se si cerca qualche grande predatore. Piombo girella ed amo saranno un ottima soluzione per ogni esigenza.
Le esche più efficaci saranno sempre quelle naturali ed autoctone, la scelta dell’esca a volte è fondamentale per rendere la giornata indimenticabile. Gli invertebrati saranno esche un  pò più generiche e meno selettive, mentre con l’uso di cefalopodi e molluschi si potranno insidiare più grandi predatori.
Tecniche di pesca dalla costa
Beach Ledgering
Il beach ledgering, nato principalmente come una particolare specialità del surf casting, in questi ultimi anni ha trovato una sua precisa identità, arrivando a creare un proprio stile di pesca.
Pesca alla bolognese
Tecniche di pesca alla bolognese da fondo o con il galleggiante.
Canna fissa
Tecniche di pesca con la canna fissa da fondo o con il galleggiante.
Rock Fishing
Il Rock Fishing può essere considerato il fratello gemello del Surf Casting, in quanto esso non è che una versione particolare praticata dalle coste rocciose, sia alte che basse.
Spinning
Lo spinning in mare consiste nel lanciare dalla costa un artificiale e, recuperandolo, si cerca di invogliare un predatore ad attaccarlo così da rimanere allamato alle ancorette o all’amo presente sull’artificiale.
Surf Casting
Il Surf Casting (termine americano, letteralmente “Lanciare sull’onda”) è una tecnica praticata nei paesi atlantici ed introdotta in Italia, almeno al grande pubblico, verso la fine degli anni ’80
Pesca dalle dighe frangiflutti
Un interessante e completo articolo sulla pesca dalle dighe frangiflutti che illustra le migliori tecniche da praticare in questo ambiente, sicuramente il più praticato dagli appassionati di pesca in mare.
Speciale pesca alla bolognese
Tutto per la pesca con la bolognese.
Speciale Surf Casting
Uno speciale dedicato al Surf Casting e ad una delle prede più comuni, il Grongo, valida palestra per tutti i neofiti di questa tecnica.
Tecniche specifiche per alcuni tipi di pesci
Pesca alla Boga
Anche se poco apprezzata in cucina, la Boga annovera moltissimi appassionati che si dedicano alla sua cattura, quasi sembre con successo e divertimento.
Pesca al Polpo da terra
Una delle tecniche tradizionali per la pesca di questo ricercatissimo cefalopode.
Pesca al Cefalo o Muggine
Tecniche per la pesca dalle coste rocciose e nei porti.
Pesca al Cefalo dalle dighe foranee
Una nuova tecnica per la pesca al Cefalo dalle dighe foranee dei porti o a protezione delle spiagge.
www.apesca.it



Cos'è un trave da pesca?
Il trave è uno spezzone di lenza sul quale si costruisce il calamento che svolgerà l'azione di pesca, il suo utilizzo è molto semplice e pratico. Ogni trave è dotato di girella capocorda o asola attraverso la quale è possibile collegare lo sgancio rapido o moschettone posto nella parte finale della lenza madre. Questo sistema garantisce una rapida sostituzione del calamento in caso di rottura o di inadeguatezza alle condizioni di pesca. In fase di chiusura è sufficiente scollegare il trave e avvolgerlo nelle apposite ruzzole, in modo da avere nel mulinello la sola lenza madre e lo sgancio rapido, che può passare tranquillamente negli anelli della canna. Con questo articolo voglio presentarvi i travi che utilizzo più spesso durante le mie battute di pesca a fondo dalla spiaggia nel periodo primaverile ed estivo. Tutte le misure sono state scelte dopo svariate uscite in base alle mie preferenze personali, ma esistono infinite varianti e spetta al singolo pescatore costruire un trave che meglio si adatti alle condizioni di pesca del momento e alle prede da insidiare. Di base, più le turbolenze marine sono forti, più i calamenti devono ridursi in lunghezza e inspessirsi in diametro. Viceversa, più il mare è calmo più i nostri terminali, e di conseguenza anche i travi, devono essere lunghi e sottili per ingannare i pesci più sospettosi.

Minitrave.
E' un trave di dimensioni ridotte che presenta un solo snodo, il suo utilizzo è mirato prevalentemente alla cattura dei grufolatori. Si presta per lanci a media e lunga distanza. E' possibile reperirlo in negozio già pronto, ne esistono di diversi tipi principalmente in acciaio ma per via della sua semplice struttura lo si può realizzare tranquillamente anche a casa. Il trave è composto da uno spezzone di 15 - 20 cm in nylon o fluoro carbon nella misura compresa tra 0,50 e 0,60 mm. Viene collegato allo sgancio rapido della lenza madre o dello shock leader attraverso la girella capocorda n°18, lo snodo si trova a circa metà trave ed è costituito da una girella n°22. Il terminale può essere di due categorie: il tipo "short" adatto a condizioni di media e alta turbolenza, il tipo "long" adatto a condizioni di mare calmo o leggermente mosso. Gli ami più utilizzati su questo trave sono i classici "Beack" o "Aberdeen" di misura compresa tra il n°8 e il n°4. E' adatto all'uso di esche quali coreano, americano, arenicola, cannolicchio, bibi, ecc. Possiamo utilizzare questo trave anche per l'innesco del trancio destinato a prede come il pesce serra. In questo caso lo snodo è costituito da una girella n°18, il finale è dello 0,30 o superiore, con uno spezzone di cavo d'acciaio come rinforzo in prossimità dell'amo. Gli ami sono di misura /0, adeguata al trancio da innescare. In figura 1 viene riportata la configurazione del trave che generalmente utilizzo in condizioni di pesca a fondo, mirata a prede quali orata e mormora.




Short rovesciato.
Uno dei classici del surfcasting. Adatto principalmente a condizioni di media e alta turbolenza, presenta un singolo snodo alto che ospita un terminale di tipo "short". Non è un trave selettivo. E' realizzato attraverso uno spezzone in nylon o fluoro carbon di lunghezza compresa tra 1,20 e 1,50 m mentre il range dei diametri varia dallo 0,40 allo 0,60. Il trave parte con una girella capocorda n°18, lo snodo è posto ad una distanza di 10 - 15 cm da essa ed è composto da una girella n°22, bloccata da due perline incollate, alla quale è collegato il finale. La lunghezza del finale è compresa tra i 50 e i 100 cm, metre i diametri variano dallo 0,20 in condizioni di mare calmo allo 0,30 in condizioni di forti turbolenze. La lunghezza del terminale deve essere tale che, stendendolo lungo il trave, l'amo non possa raggiungere la clip porta piombo, trovandosi ad una distanza minima di 10 cm da essa. Il trave viene chiuso da un aggancio rapido per il piombo, denominato fast C connector, coperto da un conetto di silicone. In figura  è riportata la configurazione dello short basso che utilizzo.




Trave a due braccioli.
Quando affrontiamo una battuta di pesca a fondo in una spiaggia che elargisce più tipologie di prede, sia di galla che grufolatori, l'ideale è utilizzare un trave con due o più terminali che ci permettano di pescare contemporaneamente su più strati della colonna d'acqua. In questo caso il trave più semplice che possiamo realizzare è un trave a due braccioli: il bracciolo superiore è dotato di flotter per permetterci di sondare la fascia superiore della colonna d'acqua mirando ai pesci di galla, mentre il bracciolo inferiore è posizionato sul fondo alla ricerca dei grufolatori. Il trave risulta essere ideale per la pesca a media distanza, in condizioni di mare calmo o moderatamente mosso.




Trave a due braccioli: variante per le mormore.
Versione light del trave precedente, ideale per la cattura di mormore sulla media distanza. Il trave è costituito da uno spezzone di nylon o fluoro carbon lungo 1,60 m dello 0,35, ed è formato da una girella capocorda n°18 o n°20 e due snodi con perline incollate e girelle n°24. Il primo snodo dista 10 cm dalla girella capocorda, mentre la distanza che separa il secondo snodo dalla clip porta piombo è di circa 15 cm. I terminali sono lunghi 80 - 110 cm di diametro compreso tra lo 0,18 e lo 0,20, entrambi privi di flotter. Gli ami utilizzati sono di forma "Beack" o "Aberdeen" n°8, ad occhiello, ideali per l'innesco veloce di anellidi quali arenicola, americano o coreano. L'esca principale quando si parla di mormore è l'arenicola: un'esca non selettiva, delicata e dal fortissimo richiamo olfattivo. La grammatura dei piombi varia dai 70 ai 100 gr. Trave efficacissimo per la pesca alla mormora nelle nottate estive, in condizioni di mare calmo. In figura 4 è riportato lo schema di questo trave.




Trave a due braccioli: variante per condizioni di alghe depositate sul fondo.
Spesso quando si affronta una battuta di pesca dalla spiaggia non ci si ritrova in condizioni ideali, a volte il moto ondoso e le varie turbolenze marine provocano la formazione di fastidiosi cumuli di alghe nei pressi del fondo che non permettono ai nostri calamenti di stare in pesca come vorremmo. Questo trave è un'ulteriore variante del trave a due braccioli, ideale per la pesca sulla media distanza, adattato stavolta a condizioni di alghe sul fondo. E' realizzato su uno spezzone di nylon lungo 1,90 m dello 0,40 - 0,50. La lunghezza è maggiore rispetto agli esempi precedenti, questo per permetterci di staccare il più possibile gli snodi dal fondo ed evitare che le alghe ci si possano attaccare. I due snodi sono realizzati con perline incollate e girelle n°22, un sistema elementare che garantisce un buon risultato in termini di scaricamento delle torsioni, offrendo una minima superficie sulla quale le alghe possono attaccarsi. Lo snodo alto dista dalla girella capocorda 10 cm, mentre lo snodo basso è separato dalla clip porta piombo da 60 - 80 cm.
Braccioli e piombo.
I terminali sono lunghi 80 - 100 cm dello 0,18 - 0,22, entrambi flotterati ma in maniera differente: nel terminale alto è inserito un flotter in manera classica, vicino all'esca, mentre nel terminale basso il flotter è molto piccolo ed è posizionato a circa due terzi della lunghezza del bracciolo, lasciando il minor spazio dalla parte dell'amo. Questo sistema permette due cose: il trave, seppur in misura minima, è sollevato dal fondo per via dell'azione dei flotter; il bracciolo basso è staccato dal fondo e questo ci permette di evitare le alghe, ma la posizione arretrata del flotter permette di avere l'ultima porzione di terminale libera di fluttuare mantenendo l'operatività nello strato più basso della colonna d'acqua. E' importante coprire la girella capocorda con uno spezzone di tubicino in silicone di circa 2 cm, mentre la clip porta piombo è coperta da un conetto di gomma; questo per proteggere tutti i nodi dalle alghe. Ultimo, ma non per importanza, il piombo: dovrà essere dotato di alette laterali che gli permettano di staccarsi dal fondo in fase di recupero, evitando di portare con sé le alghe. In figura 5 è riportato lo schema di questo trave.



Trave da ricerca.
Trave da utilizzare in condizioni di pesca a fondo, per la corta distanza. Realizzato su uno spezzone in fluoro carbon lungo 2,20 m dello 0,26. Il trave parte con una girella capocorda n°24, si articola in 3 snodi realizzati con girelle n°24 bloccate da perline incollate. Tutti i terminali sono in fluoro carbon, misurano 80 cm e sono disposti simmetricamente. I primi due, in alto, hanno uno spessore dello 0,16 e sono dotati di flotter, terminano con un amo del tipo "Crystal" n°10 - n°12. L'ultimo, in basso, ha uno spessore dello 0,18 e termina con un amo del tipo "Beack" n°10 - n°12. Le distanze che intercorrono tra la girella capocorda e il primo snodo, e tra lo snodo basso e la clip porta piombo, sono le stesse: 20 cm. I piombi da abbinare all'utilizzo di questo trave sono molto leggeri: dai 50 ai 65 gr. Un buon trave per la ricerca di prede di galla col coreano o il saltarello innescati negli ami superiori e arenicola nell'amo pescatore per i grufolatori. Consigliato l'abbinamento con canne leggere da beach ledgering, ad azione parabolica. In figura 6 è riportato lo schema di questo trave.




Travi da distanza: trave con bait clip.
Trave per la pesca a lunga distanza o l'utilizzo di esche molto voluminose. Valido per tutte le condizioni del mare, variando opportunamente le dimensioni dei componenti. Presenta un unico snodo con attacco alto. Salta subito all'occhio la presenza di due elementi particolari: il bait clip e il sistema di ammortizzamento dello snodo. Il bait clip è un accessorio che consente, collocando l'amo nell'apposito gancio, di mantenere il terminale solidale al trave in fase di lancio e, una volta che il piombo impatta sul pelo dell'acqua, di rilasciare l'esca. Questo ci permette di aumentare la distanza di lancio e di evitare grovigli dovuti all'effetto delle turbolenze in aria sul terminale. In questo trave viene utilizzato il bait clip "imp1" distribuito dalla casa Breakaway. Il sistema di ammortizzamento si compone di diversi accessori: dei crimps metallici con anima di gomma, delle perline, una piccola molla, una girella n°20 - n°22. I crimps sono dei cilindri metallici cavi all'interno dei quali facciamo passare il trave, hanno una funzione analoga agli stopper di gomma, ma sono più resistenti. Dovranno essere dotati di un'anima di gomma che si interponga tra il metallo e il trave, per non danneggiare quest'ultimo quando andiamo a stringerli. La casa Breakaway produce dei crimps adatti alla realizzazione di questo trave, dotati di anima di gomma; il prodotto si chiama "adjustable crimps". La molla serve a mantenere la tensione sul terminale una volta che l'amo è stato agganciato al bait clip, in modo da far avvenire lo sgancio solo attraverso l'impatto con l'acqua. Questo accessorio è prodotto dalla casa Gemini Genie col nome di rig system srt springs.




Travi da distanza: trave con doppio bait clip.
Versione modificata del trave precedente. Lo snodo ammortizzato viene ribaltato e spostato in basso, per utilizzare il bait clip come nel caso precedente è necessario che il terminale passi prima su un secondo bait clip posizionato nella parte alta del trave, facendo una sorta di "giro di boa". Questo secondo bait clip è un semplice gancio metallico fissato al trave mediante un tubicino di silicone, lo si può acquistare in negozio. Con questo sistema a doppio bait clip, a differenza dello schema precedente, abbiamo un terminale lunghissimo, con attacco basso, ideale per la pesca all'orata sulla lunga distanza. In figura 8 viene mostrato lo schema di questo trave.




COME PESCARE LE SEPPIE CON L'EGI FISHING.
Le serate che vanno da ottobre inoltrato fino alla fine di dicembre sono da sempre un ottimo momento per praticare una pesca alternativa. Una tecnica di origine giapponese, entrata in voga qualche anno fa ed oggi pratica consolidata tra i pescatori di mare. Quale? L'eging, conosciuta anche come pesca alla seppia. Solitamente si pensa che pescare voglia dire necessariamente prender pesci. Eppure col tempo abbiamo scoperto che non è così. La pesca alle seppie e calamari è diretta alla cattura di cefalopodi: esseri viventi diversi dai pesci, che condividono con essi lo spazio in comune ed alcune caratteristiche di tipo fisico. Il comportamento è differente, come è diversa anche l'aggressività o il modo di rapportarsi alle esche. Ecco perchè l'eging è una tecnica di pesca simile allo spinning, ma è un sistema specialistico che ha l'obiettivo di catturare la seppia in primis, ed anche i calamari e i totani. Le esche si chiamano egi, la tecnica si definisce eging e chi la pratica è un eginger (non uno spinner). Si pesca ad eging in autunno ed anche in primavera (mesi in cui i cefalopodi si avvicinano a riva per la riproduzione), preferibilmente di notte, con mare calmo, sia in porto che dalla scogliera.
Pesca della seppia con gli egi.
Gli egi sono conosciuti anche come totanare. In commercio sono disponibili in vari modelli che differiscono per le dimensioni, per il peso, per la capacità e velocità di affondare in acqua. Le misure più comuni vanno dalla 2 alla 4, passando per la 2,5/3 3 3,5. Parliamo ovviamente di dimensioni, di misure e non di pesi o grammature. Un egi da 2, per esempio, è un egi di 6 centimetri (2 x 3 centimetri). Un egi da 3 equivale a 9 centimetri (3x3 cm) e così discorrendo. Più l'egi è grande, più la dimensione, più la massa dello stesso sarà superiore. C'è però da specificare che, a seconda del piombo, dei buchi in esso e dei materiali (oltre alla fisionomia), non è sempre detto che una dimensione maggiore implichi un peso superiore. Il punto fondamentale è nella velocità di affondare in acqua quindi nel loro comportamento in mare, solitamente spiegato sul packaging dell'artificiale. Gli egi, inoltre, sono solitamente ricoperti da retine riflettenti la luce, e presentano altresì alcune fasce di nastro che si illumina al buio.
Quali misure comprare per pescare la seppia ad eging?
Le misure più indicate sono le 2,5/3 che hanno solitamente un peso variabile tra i 15 e 25 grammi. Possono rappresentare la base di partenza con cui iniziare una pescata, che può cambiare provando anche la misura 2, la più piccola. Comprate pure un buon assortimento di egi variabili tra la 2 e la 3, evitando i modelli 4 che sono sicuramente indicati per calamari o totani. Inoltre scegliete le varianti sia da superficie che da profondità. Potrebbero essere definiti come shallow o deep: questi aggettivi indicano la loro capacità di muoversi correttamente in superficie o in profondità. In mancanza di specifiche, guardate pure il piombo: se ci sono fori, è un egi da superficie o mezzofondo; se non ci sono buchi ed il piombo è unico, l'egi lavorerà sicuramente sul fondo.
Quali sono i colori migliori per gli egi?
Gli egi hanno colorazioni differenti perchè ad ogni colore o fantasia corrisponde una situazione in cui impiegarli. Per esempio, colorazioni tenui e morbide sono perfette per le condizioni di luce del mattino, prima del tramonto o dopo l'alba. Colorazioni notevoli, vistose, tipicamente fluorescenti (arancione, verde, violetto, fucsia), potranno dare ottimi risultati pescando di notte, con assenza di luce ed acqua velata. Ci sono poi egi trasparenti, come quello nell'ultima foto, di vari colori, con un pulsante centrale che avvia un led luminoso continuo o discontinuo. Ciò che conta particolarmente, al di là del colore più azzeccato o del led intermittente, è la capacità di luminescenza di un egi. Le seppie adorano tutto ciò che è luminescente ed esse stesse emanano una fascio di luce in acqua tendente al verde. Quindi l'egi dovrà emettere luce e mantenerla per minuti e minuti, fino a caricarsi e ricaricarsi quando passeremo sull'esca una fonte abbagliante. Un trucco poi che sembra funzionare è il mantenere gli egi al caldo, come nel giubbotto o in tasca. Il calore che sprigionano in acqua (seppie e calamari sono particolarmente sensibili a ciò) potrebbe incuriosire le seppe ed invogliarle ad attaccare l'artificiale. Uso il "potrebbe" perchè non c'è alcuna evidenza scientifica, ma mi baso su parole di campioni di pesca che hanno decisamente tanto da insegnarci, me compreso.
Attrezzature per l'eging alla seppia.
Anni fa, le attrezzature per la pesca alla seppia erano una minima parte dei cataloghi delle aziende di pesca. Fusti rigidi, raramente in carbonio, con cime multicolor in vetro resina e anellature talvolta grossolane. L'evoluzione ha portato alla definizione di canne specialistiche da eging, sia di produzione giapponese che orientale, per tutte le esigenze e tutte le tasche. Le canne da eging in vendita al giorno d'oggi, hanno lunghezze che spaziano da 7 piedi agli 8/8,3 piedi (dai 2,10 ai 2,40/2,50 metri). L' azione resta sempre rigida al livello del fusto, ma man mano che si prosegue verso la vetta, si nota una certa morbidezza che consente di percepire le abboccate delle seppie in fase di recupero dell'esca. Per chi non volesse spendere soldi per l'acquisto di una canna specifica, la soluzione è nelle normali canne da spinning di 2,10 metri con azione morbida, non oltre i 15 grammi. I mulinelli da egi fishing non esistono. Un modello di taglia 2.000/2.500 è più che sufficiente. Occorrerà caricare un filo dello 0,20 o 0,22 al massimo, in nylon o in fluorocarbon, possibilmente concepito per lo spinning o l'egi fishing. Non sono particolarmente d'accordo nell'impiego del trecciato perchè, a mio parere, può affievolire la percezione delle timide tocche delle seppie. Posso sbagliarmi, ma credo di avere diritto nell'esprimere il mio parere personale. Dotatevi infine di un aggancio rapido perchè potrà capitare di cambiare più volte egi durante la battuta di pesca. Infine, procuratevi una torcia per illuminare le totanare prima di lanciarle in acqua.
Come pescare le seppie da riva con l'egi fishing.
La pesca delle seppie da riva con l'egi fishing è una specialità molto diversa dallo spinning e dalle tante tecniche della pesca in mare. Lo ripeto: non sono pesci, non si comportano come pesci, non combattono allo stesso modo e vanno trattati con un approccio diverso. Per esempio, le seppie non hanno guizzi fuor d'acqua, non saltellano, non partono all'improvviso verso destra o sinistra mentre giriamo la manovella del mulinello. Sono lente, sospettose, e l'abboccata può apparire come un ostacolo sommerso. La diversità è sempre qualcosa che affascina, ed è forse ciò che ha determinato l'incremento dell'interesse verso l'eging. Prima di tutto bisogna lanciare e lasciare che l'artificiale affondi. La tensione sul monofilo diminuirà, quindi procederemo col recupero lento e continuo. Effettueremo dalle due alle quattro jerkate, ovvero movimenti della canna che partono dal basso e vanno verso l'alto. Sciabolate l'una dopo l'altra, in successione ma non troppo rapidamente. L'egi saltellerà in acqua, proprio come farebbe un gambero che si muove dal fondo alla ricerca di cibo o di un appiglio. Proseguiamo col recupero, ripetiamo ancora la stessa operazione. Bisogna avere pazienza, calma, non esagerare con la velocità perchè le seppie sono lente, non hanno un motore "turbo" ad alimentarne la corsa. L' attacco è quasi insignificante nel senso buono del termine: non c'è l'aggressione vera e propria dell'esca, ma una tensione che aumenta, o meglio... un peso da tirare e recuperare delicatamente. La seppia si è agganciata agli aghi della totanara (chiamati cestelli), quindi portiamola a riva e facciamo attenzione a non perderla. Ora c'è da divertirsi! Quando sarà a pelo d'acqua, spruzzerà inchiostro, partirà verso il fondo, tenterà di liberarsi. La bravura del pescatore è nel non forzare il cefalopode, lasciare che si stanchi e farla entrare nel guadino (meglio se a maglia larga in nylon). Slamarla richiede attenzione, sia per l'inchiostro, sia per i morsi che fanno veramente male. Aiutatevi con delle forbici dal becco lungo, oppure una piccola pinzetta. Eviterà i fastidi tipici delle seppie e consentirà di tornare a pescare in meno di un minuto.





PESCA A FONDO AL PESCE SERRA.
La febbre dei serra ha contagiato anche noi! Da qualche tempo in Puglia si vive un certo effetto serra tra i pescasportivi locali. Non inquinamento atmosferico, bensì caccia grossa al pesce serra. Per molti pescatori l'arrivo della specie, sconosciuta fino a qualche anno fa nelle acque del basso adriatico, coincide con una cattiva notizia; per altri, invece, rappresenta un diversivo da sfruttare per esperienze indimenticabili. Una cosa è certa: il serra è un intruso, un disturbatore alloctono, un killer che va soppresso. Molto spesso ci capita di recuperare la nostra preda e avvertire un improvviso scossone. Pesci mozzati, distrutti e a dir poco dilaniati dal pesce serra che agisce indisturbato senza che la natura reagisca alla sua spaventosa voracità. Il carattere aggressivo del serra spaventa la minutaglia e i poveri cefali, costretti a rintanarsi per sfuggire al suo attacco. Più volte siamo stati testimoni di attacchi in diretta condotti sul filo del secondo. Altrettante volte, abbiamo visto la morte delle povere prede decapitate dalla furia del pesce serra.
Pesce serra: competizione alimentare e problemi ambientali.
Persino la spigola è andata in competizione col serra e la penuria ittica riscontrata negli ultimi mesi è sicuramente da ricondurre anche alla presenza di queste bestie di Satana, che hanno raggiunto le nostre coste e vi sono accampate. La minore pescosità del basso Adriatico non è da attribuire esclusivamente ai pesci serra. Sebbene arrivino a compromettere la situazione, la piaga maggiore è rappresentata dalle reti sotto-scosta, posizionate da pescatori senza scrupoli che, appurato il lassimo e l'assenza di controlli delle autorità preposte alla vigilanza, si muovono indisturbati di giorno e di notte, anche a pochi metri dalle imboccature dei porti o manufatti portuali dove vige il divieto. Gli scarichi fognari non depurati e l'inquinamento causato da tutti noi fanno da contorno a una situazione non certo rosea che, per certi versi, è verosimilmente disastrosa: pesce piccolo, sotto misura minima, ricco di parassiti. Le immagini della propaganda televisiva (mi sento molto Beppe Grillo in questo momento) raccontano e paventano situazioni di bellezza paesaggistica delle spiagge di Puglia. In pochi sanno e documentano la pochezza ittica che registriamo anno per anno, causata sia dai depuratori fatiscenti, sia da pesci maledetti quali i serra. Fatto questo cappello introduttivo, lascio al lettore la scelta sulla sorte finale del Blue Fish. Permettetemi però di esprimere un parere personale: chi ha il coraggio di sopprimerlo (per gettarlo nella spazzatura o cucinarlo per se') eviterà la strage di pesce foraggio perpetrata dal temibile predone dei mari. Non basterà questo per ripristinare la catena biologica. Dovremmo tutti impegnarci per segnalare reti abusive e scarichi fognari malfunzionanti, perchè il mare soffre di tanti problemi, non solo dei serra!
Conosciamo meglio il pesce serra.
Abbiamo un coinquilino che bussa alla porta da anni. Si chiama Pesce Serra. Non è molto bello a vedersi. Combina casini, fa' sempre un po' di cagnara, è uno stupratore di cefalotte e spigolette indifese. Dopo qualche anno di latitanza nei mari caldi ha deciso di rompere le scatole in casa nostra perchè... in Italia sono tutti ben accetti: clandestini, ladri, prostitute, papponi. Un po' di divertente xenofobia fa al caso nostro. La migrazione dei serra in acque tiepide italiane ed è il risultato della migrazione ittica del Mar Mediterraneo, conseguente l'innalzamento generalizzato delle temperature. Lo si può pescare sia da terra che dalla barca. Gli spot migliori sono l'interno dei porti, le imboccature o le scogliere con profondità bassa o media. Predilige i periodi caldi e lo si cattura da aprile fino a novembre inoltrato. Si muove principalmente all'alba e al tramonto, mentre riduce l'attività in pieno giorno o di notte. Si ciba di pesce foraggio, cefali, spigolette, occhiatine, aguglie e, talvolta, orate. Le testimonianze di pesci mozzati dai denti del serra conferma la nostra tesi. Le dimensioni sono variabili e partono dai 150/200gr per i "baby serra" fino ai 7/8 kg pescati lungo le coste pugliesi durante l'estate scorsa.
Tutto l'occorrente per pescare il pesce serra a fondo.
La pesca al serra richiede capacità di recupero e gestione del contrasto con una preda molto potente. Al bagaglio esperienziale va aggiunto un pizzico di compentenza derivante dalla pesca a fondo. Tuttavia, diversamente dal surf casting più spinto (che spesso genera estremismi alla "chi sono io e chi sei tu"), la pesca a fondo del serra è decisamente semplice, perchè si tratta di lanciare un boccone succulento e aspettare che la bestia passi in zona per abboccare. La visione così semplicistica della pesca al serra deriva dalla mia conoscenza di tecniche nettamente più complesse, che richiedono preparazione e molto più ingegno. La cattura del serra, invece, può essere effettuata anche con modeste attrezzature da pesca a fondo, senza particolari fronzoli. Persino Vito, il protagonista di questa battuta di pesca, ammette che pescare un serra appare paradossalmente più semplice di una battuta di pesca a galleggiante con terminali sottili. Le attrezzature necessarie saranno costituite da canne telescopiche o in due pezzi con azione 90/180 grammi attrezzate con mulinelli di taglia 6000/8000 a frizione anteriore. Imbobineremo uno 0,30 con shock leader dello 0,50/0,60 da impiegare come parastrappi nel lancio di piombi tra i 50 e 120 grammi, in contesti di calma assoluta come l'interno e l'imboccatura di grandi porti.
Montatura per pescare il pesce serra e consigli.
La montatura è un invito alla purezza. Non necessita di accorgimenti da purista. La stessa foto del piombo e moschettone, fermato con piccolo gommino plastico e girella, certificano in modo netto e inequivocabile che la semplicità colpisce ancora! Monteremo lungo lo shock lader un peso variabile tra i 50 grammi (mare calmo, assenza di vento e gran caldo) e i 120 grammi (forte corrente, mare increspato e bassa pressione) che sarà fermato da una perlina salvanodo, seguita da una girella. Ad essa connetteremo il terminale dello 0,40 per circa 50/70 cm. Leghiamo al terminale un rinforzo con un cavetto di acciaio da 20 cm armato di amo, sul quale passerà ulteriore amo (libero). La grandezza di questi ami si attesta sui 2/0 o 3/0 (a gambo medio). I motivi sono principalmente due: presentano nel miglior modo la sarda e penetrano agevolmente nella bocca del pesce serra bucando il palato.
Come innescare la sarda?
La pesca a fondo al pesce serra si esegue con una sarda fresca, possibilmente non congelata nè seccata o abbrustolita al sole. Dobbiamo presentarla con un innesco voluminoso che si depositerà sul fondo e richiamerà l'attenzione dei predatori di passaggio. La sarda va dapprima fermata con l'amo fisso all'interno della testa, poi con quello mobile al livello della pancia. Una volta trapassata la carne, fissiamo tutto con del filo elastico, come se si trattasse di un salsicciotto. La sarda ha solo un inconveniente: d'estate è attaccata dalla minutaglia quindi bisogna cambiarla ogni 15/20 minuti per offrire al serra un pasto appetitoso. L'approvvigionamento delle sarde è molto facile d'estate al ritorno dei pescherecci. Possiamo comprarle in pescheria e al mercato rionale del pesce. Sceglieremo se usarle il giorno stesso oppure mantenerle in busta chiusa per la pesca nei giorni successivi. E' sempre bene avvolgerle in una carta di alluminio in gruppi di almeno 10/15 pezzi che rappresentano il minimo insindacabile per una battuta di pesca di 3 ore.
Combattimento col pesce serra.
Sceglieremo lo spot in una zona interna o esterna del molo. Ci sono specifici divieti che non permettono la pesca nei porti, eppure un po' di tolleranza c'è sempre, specie nei porticcioli di piccole località. Il senso dell'acqua in ognuno di noi individuerà le zone di transito dei pesci. Sovente capita di osservare branchi di cefali a pelo d'acqua o salti improvvisi. In giornate molto calde, con alta pressione e marea crescente è un copione che si ripete. I serra cacciano nelle immediate vicinanze ma non lo danno a vedere. E' molto raro che segnalino la presenza con guizzi o salti nel vuoto. Spaventano il pesce foraggio che corre impaurito per l'attacco del temibile avventore. Lanceremo a ridosso delle mangianze, sia a 50/60 metri, sia a 80/100 metri. Non serve scagliare l'esca in modo poderoso. Gli spazi di pesca sono ristretti. Un semplice above cast è quanto fa per noi. Poggiamo la canna sul treppiede e poniamo il filo in tensione. Apriamo la frizione del mulinello e aspettiamo l'abboccata. In tanti sperimentano il sistema bait-runner tipico del carp-fishing, ovvero la frizione "a folle", che parte con l'abboccata e la successiva fuga del serra. In mancanza di un mulinello ad-hoc possiamo arrangiarci in modo alternativo. L'importante è ferrare e tener stretta la bobina, fino alla regolazione della stessa mentre daremo vita al combattimento. E' la soluzione migliore perchè concede tutto il tempo necessario all'esca di infilarsi nella bocca del serra. Il nemico può ingoiarla e scappare con la coda tra le pinne!
Combattimenti spettacolari.
Il combattimento è un vero spettacolo. Il pesce serra si muove come una locomotrice impazzita e prende il largo in un attimo. Salta, si dimena con capriole, disturba la tranquillità del mare. E' veramente un pesciaccio che non ha nulla da condividere con gli abitanti pacifici dei nostri mari. Durante il suo show, il pescatore mantiene i nervi saldi e la massima concentrazione nel recupero, forzando il pesce verso riva, sfruttando l'azione rigida dell'attrezzo. Gli attimi finali sono i più importanti. Non c'è margine per alcun tipo di errore. Il serra ormai sfinito salirà a galla. L'amico di pesca sarà pronto col guadino in acqua (l'azione si fa obbligatoriamente in due) e attenderà l'arrivo del pesce verso la battigia. E' bene far entrare prima la coda del serra all'interno della testata, poi il resto del corpo. Se dovesse scappare, ripetete l'operazione. Prima la coda poi la testa. Nel salpare il pesce non bisogna mai commettere l'errore di alzare il guadino verso l'alto perchè rischierebbe di spezzarsi in due. A pesce sicuro, infiliamo nella bocca una pinza a becco lungo che avrà il compito di staccare l'amo dal palato o dal labbro. Non mettete mai le mani nella bocca del serra! Non fatelo per nessun motivo! I denti sono acuminati e il rischio di una dolorosa ferita è quantomai reale. Prendiamolo in mano e scattiamo una fotografia. Anche stavolta ce l'abbiamo fatta. Il big fish sarà vostro!


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La rosa dei venti .
E' un diagramma che, in modo schematico e facilmente comprensibile, rappresenta il nome e la provenienza dei venti; altre denominazioni sono stella dei venti o simbolo dei venti.
- Da nord (N 0°, anche settentrione o mezzanotte) spira la tramontana, un vento freddo che nell’antichità veniva detto Aparctias o Boréas (da non confondersi con la bora); sull’origine del nome vi sono molte ipotesi, fra cui quella erronea che derivi da tramonto; fra le più accreditate quella che lo vuole derivante dalla locuzione intra montes (o trans montes), ovvero al di là dei monti, in riferimento al fatto che è un vento che spira dal cuore della Alpi e cioè dal nord che era storicamente conosciuto dagli antichi romani.
- Da est (E 90°, anche oriente o levante) spira il vento noto come levante; anticamente era noto come Apeliote; la sua influenza nel nostro Paese si fa sentire sul mar Tirreno e sulla parte centro-meridionale dell’Adriatico.
- Da sud (S 180°, anche meridione o mezzogiorno) spira l’ostro (anche austro o mezzogiorno o noto); spesso viene confuso con il libeccio e lo scirocco; l’ostro è un vento secco se richiamato dalla rimonta dell’anticiclone nordafricano (e provoca ondate di calore); è invece umido se precede l’arrivo di una perturbazione.
- Da ovest (W 270°, anche occidente o ponente) spira il ponente (anche espero); spira nei mesi estivi sulle coste laziali e trae origine dal diverso riscaldamento della terra e del mare.

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